La fisica di Barbie e quei tiri imprendibili fatti con il Super Tele

Perché il frisbee vola? Esiste un ordine intorno ai bastoncini dello Shangai che si lasciano cadere su un tavolo? Perché le punizioni calciate con il Super Tele diventano più imprendibili di un tiro di Roberto Carlos? Perché alcune persone sono negate con l’hula hop? Perché il Crystal Ball non scoppia? Generazioni di genitori hanno dovuto rispondere a queste o simili domande. Probabilmente senza successo, a meno che non fossero fisici, chimici o ingegneri. “Papà perché la molla rimbalza?”, “Mamma, perché le macchinine vanno avanti da sole sulla pista?”.
12 AGO 20
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Perché il frisbee vola? Esiste un ordine intorno ai bastoncini dello Shangai che si lasciano cadere su un tavolo? Perché le punizioni calciate con il Super Tele diventano più imprendibili di un tiro di Roberto Carlos? Perché alcune persone sono negate con l’hula hop? Perché il Crystal Ball non scoppia? Generazioni di genitori hanno dovuto rispondere a queste o simili domande. Probabilmente senza successo, a meno che non fossero fisici, chimici o ingegneri. “Papà perché la molla rimbalza?”, “Mamma, perché le macchinine vanno avanti da sole sulla pista?”. Genitori in difficoltà e adulti con la nostalgia di certi lunghi pomeriggi passati a costruire ponti con il Meccano, volare nello spazio con i Transformers o – à la Bersani – a pettinare le Barbie, possono consultare il volume di Davide Coero Borga, “La scienza dal giocattolaio”, uscito per Codice qualche settimana fa. Più di duecento pagine dense di aneddoti e curiosità su tutti i giochi che, dall’ottavo secolo avanti Cristo (l’aquilone) a oggi (i Lego Mindstorms) hanno divertito, istituito e impegnato i bambini di tutti i tempi. Accompagnandoci nella nostra infanzia, l’autore (che di mestiere disegna e produce giochi) racconta quanta scienza c’è dietro a trentuno giocattoli. E viceversa.